Flora Skëndo: It's My Time - The Manifesto for the Modern Woman - SICILIA MAGAZINE +

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venerdì 18 settembre 2026

Flora Skëndo: It's My Time - The Manifesto for the Modern Woman

di Claudio Pasqua 

Flora Skëndo è una imprenditrice e autrice albanese, attiva nel dialogo culturale tra Italia e Albania, nota per il suo lavoro nel campo della comunicazione e della crescita personale. 



È autrice del libro It’s My Time – The Manifesto for the Modern Woman pubblicato inizialmente in inglese e oggi disponibile anche in italiano edito da Morrone Editore. L’opera si configura come un vero e proprio manifesto contemporaneo rivolto soprattutto alle donne, un invito a riconoscere il proprio valore, a superare i limiti imposti dalla società e a cogliere con coraggio il momento giusto per affermarsi nella vita e nel lavoro.

Il libro è stato presentato anche in contesti istituzionali e culturali di rilievo, come il Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ha rappresentato un punto di incontro tra esperienze, visioni e percorsi provenienti da realtà diverse, contribuendo a rafforzare il dialogo tra culture e generazioni.


Nel suo lavoro, Flora Skëndo intreccia memoria personale e riflessione sulla libertà individuale, costruendo una narrazione che parte dall’infanzia e si sviluppa come un percorso di consapevolezza e autodeterminazione. Il suo manifesto non è solo un racconto autobiografico, ma una dichiarazione di intenti che invita a prendere posizione, a scegliere e a rivendicare il diritto di essere pienamente se stessi, trasformando l’esperienza personale in un messaggio universale di libertà e responsabilità.



Abbiamo incontrato Flora Skëndo in Sicilia e, nel corso dell’intervista, abbiamo ripercorso insieme alcune tappe significative della condizione femminile in questa Regione. Il dialogo è partito da un caso emblematico e profondamente simbolico: quello della giovane Franca Viola, la cui storia rappresenta ancora oggi uno spartiacque nella lotta per l’autodeterminazione delle donne.

Quando hai incontrato per la prima volta la storia di Franca Viola?


Avevo solo otto anni quando, nella Tirana della dittatura, vidi La moglie più bella

Non conoscevo ancora il peso delle leggi né la storia del matrimonio riparatore, e non potevo comprenderne fino in fondo la portata.
Eppure ricordo con chiarezza le sensazioni che quel film mi trasmetteva.
E soprattutto ricordo una parola:
No.


Perché quella storia è stata così importante per te?


Raccontava di Franca Viola, la giovane siciliana che ebbe il coraggio di rifiutare il matrimonio con il suo violentatore, in una società in cui quel gesto veniva considerato una “soluzione” all’onore perduto.
Quel rifiuto non fu solo personale: fu il rifiuto della vergogna imposta, di un destino deciso da altri, dell’idea stessa che una donna dovesse pagare per una violenza subita.
Per questo quel No divenne qualcosa di molto più grande di lei.


Che ruolo ha avuto tuo padre in questo percorso?

Ogni volta che guardavamo quel film, mio padre ripeteva:
“Così devono essere le ragazze: forti, perché nessuno possa calpestarle.”
Allora ero troppo piccola per coglierne fino in fondo il significato, ma quelle parole si sono radicate in me.
Col tempo ho capito che molte delle idee alla base di It’s My Time nascono proprio lì: nei suoi insegnamenti, nei suoi esempi e nelle storie di donne che non accettavano il ruolo assegnato loro dalla società.


Cosa significa, per te, non vivere nell’angolo che gli altri preparano?


Esiste una forma di violenza che non lascia segni visibili: quella che ti convince a ridimensionarti, a tacere, ad accontentarti, ad accettare una vergogna che non ti appartiene.
È così che una società prova a rendere le persone più controllabili: prima le restringe, poi le definisce, infine pretende di usarle.
Franca Viola fece l’opposto. Non si lasciò limitare, rifiutò quel ruolo e scelse di restare in piedi.
Per questo la sua storia non riguarda solo le donne italiane, ma appartiene alla storia universale della libertà.


Come nasce il legame con il tuo libro?

Scrivendo It’s My Time ho dato un nome a una convinzione che portavo dentro da sempre: ogni persona ha il diritto di riprendersi la propria vita, indipendentemente da ciò che le è stato detto o negato.
Arriva sempre un momento in cui bisogna scegliere.
Può essere un inizio, una rinascita, una trasformazione. Può essere la decisione di seguire un sogno o di lasciare ciò che fa male.
A volte è semplicemente il primo istante in cui ci guardiamo e diciamo:
“Adesso scelgo io.”
Per me, questo è It’s My Time. Ed è per questo che Franca Viola è così centrale: ha trasformato un No in una dichiarazione di libertà.



Qual è l’insegnamento più profondo che hai ricevuto?

Oggi riascolto le parole di mio padre con una consapevolezza diversa. Non parlava solo di Franca Viola, ma mi trasmetteva una vera e propria filosofia di vita: non permettere a nessuno di calpestarti, non confondere la gentilezza con la debolezza, né l’amore con la sottomissione.

E soprattutto, non lasciare che siano gli altri a decidere quanto spazio meriti nel mondo.

Col tempo questi insegnamenti sono diventati parte della mia identità.
Ho capito anche che un libro può nascere molto prima di essere scritto: da una frase, da un’immagine, da un incontro, o da una sensazione che resta dentro per anni.



Perché la storia di Franca Viola è ancora attuale oggi?


Anche se nel 1981 l’Italia ha abolito il matrimonio riparatore, la forza di Franca Viola non appartiene al passato.
Vive in ogni donna che ancora oggi trova il coraggio di dire no: alla violenza, alla manipolazione, alla paura, a chi vuole decidere al posto suo.
E soprattutto sì a se stessa.
Questo è il messaggio che porto con It’s My Time: non dobbiamo aspettare che il mondo ci conceda il diritto di essere pienamente noi stessi, dobbiamo riconoscerlo.
Il nostro tempo non arriva quando tutti sono pronti, ma quando lo siamo noi.
Io ho incontrato questa consapevolezza da bambina, attraverso un film, una storia, una parola.
No.
Dentro quel No c’è un’intera filosofia di vita: nessuno ha il diritto di ridurti, spezzarti o decidere quanto vali.
Arriva un momento in cui bisogna uscire dall’angolo, rialzarsi, scegliere e riprendersi la propria voce.
Guardare la propria vita e dire, finalmente: IT’S MY TIME.
È il mio tempo.
Non quello che gli altri hanno scelto per me.
Il mio.


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Il sindaco di Siracusa Francesco Italia ha incontrato nei giorni scorsi la scrittrice e imprenditrice Flora Skëndo , protagonista di una presentazione che ha unito cultura, dialogo internazionale e riflessione sul ruolo della donna nella società contemporanea.

Da sin. l'Editore Carlo Morrone, Giovanni Firera, Francesco Italia e Flora Skëndo


Accanto al primo cittadino, un’ospite d’eccezione ha reso l’evento ancora più speciale: Whoopi Goldberg, volto iconico del cinema mondiale e presenza sorprendente nel cuore di Siracusa.
 



Durante l’incontro, Skëndo ha raccontato il valore di una femminilità libera e indipendente, capace di costruire ponti tra culture diverse. Ma a catturare l’attenzione è stata anche la presenza di Whoopi Goldberg, che non è solo un’attrice di film memorabili, ma una voce lucida e autentica, capace di passare con naturalezza dall’ironia alla profondità. E dal vivo, questa energia si percepisce tutta.




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