a cura di Giovanni Firera e Giovanni Asaro
Trapani ancora una volta protagonista di un appuntamento culturale di alto profilo, capace di richiamare un pubblico numeroso e partecipe attorno a uno dei grandi nomi del Novecento italiano. Presso la Libera Università “Tito Marrone” si è svolto il convegno dedicato a Vitaliano Brancati, evento che ha registrato un vero e proprio successo di presenze e di attenzione, confermando quanto l’opera e il pensiero dello scrittore siciliano continuino a parlare con forza al nostro presente.
L’incontro ha assunto un valore particolarmente significativo grazie alla presenza di Antonia Brancati, figlia di Vitaliano Brancati e della grande attrice Anna Proclemer. Una testimonianza preziosa e intensa, capace di restituire non solo il profilo pubblico dello scrittore, ma anche la dimensione più umana, privata e familiare di una delle voci più lucide e ironiche della letteratura italiana del Novecento. Le sue parole hanno offerto al pubblico un ritratto vivo e affettuoso del padre, ricordandone il rigore morale, l’indipendenza di pensiero e la capacità di osservare l’Italia con uno sguardo insieme severo e profondamente ironico.
Accanto a lei, il Presidente dell’Associazione Culturale Vitaliano Brancati, Giovanni Firera, ha sviluppato un’articolata riflessione sull’attualità dell’opera brancatiana, soffermandosi sui grandi temi che attraversano romanzi, racconti, articoli e testi teatrali dello scrittore: la critica dell’ipocrisia sociale, lo smascheramento del mito della virilità, il conformismo, l’infantilismo collettivo, la teatralizzazione della vita pubblica. Firera ha ricordato come Brancati, insieme a Pirandello, Sciascia e Quasimodo, abbia contribuito in modo decisivo a determinare uno dei momenti di massimo fermento culturale del Novecento italiano, facendo della Sicilia un vero laboratorio morale e letterario di valore universale.
Dal dibattito è emersa con chiarezza un’idea condivisa: Brancati è ancora oggi uno scrittore sorprendentemente moderno. La sua capacità di leggere i vizi strutturali del carattere italiano – l’ossessione dell’apparenza, il culto dell’onore, il narcisismo sociale, la retorica del potere – rende le sue opere straordinariamente attuali. Romanzi come Il bell’Antonio, Don Giovanni in Sicilia e Paolo il caldo continuano a offrire chiavi di interpretazione lucidissime non solo della Sicilia, ma dell’intero Paese.
Non è mancato, nel corso del convegno, un passaggio critico sul ruolo della scuola italiana. È stato sottolineato come, nei programmi di letteratura delle scuole superiori, Brancati – così come Pirandello, Sciascia e Quasimodo – venga spesso marginalizzato o trattato in modo frettoloso, quasi secondario. Una lacuna grave, che rischia di privare le nuove generazioni di strumenti fondamentali per comprendere non solo la storia letteraria del Novecento, ma anche le dinamiche culturali e morali dell’Italia contemporanea. Un “dimenticatoio” istituzionale che non rende onore alla forza di pensiero e al lavoro letterario straordinario svolto da questi autori.
Il pubblico, numeroso e attento, ha seguito con partecipazione gli interventi, animando il dibattito con domande e riflessioni che hanno confermato quanto Brancati sia ancora in grado di suscitare interesse, emozione e confronto critico. Segno evidente che la sua opera non appartiene affatto al passato, ma continua a interrogare il presente.
Ancora una volta, Trapani si conferma artefice e promotrice di incontri culturali di alto livello, capaci di tenere viva la memoria dei grandi protagonisti del nostro Novecento e, al tempo stesso, di rilanciare una riflessione civile sul ruolo della letteratura nella formazione delle coscienze
